Postfazione di K.J. Anderson

Non avevo mai incontrato Frank Herbert, ma lo conoscevo bene attraverso le parole che aveva scritto. Lessi Dune a dieci anni, e in seguito lo rilessi svariate volte. Dopo di che lessi e apprezzai anche tutti gli altri romanzi della serie.
L'imperatore-dio di Dune fu il primissimo libro in edizione rilegata che comprai non appena fu pubblicato (ero al primo anno del college). In seguito, mi cimentai con ogni romanzo che Herbert aveva scritto, spulciando con diligenza i titoli elencati nelle pagine iniziali di ogni nuovo volume: Il cervello verde, L'alveare di Hellstrom, La barriera di Santaroga, Gli occhi di Heisenberg, Progetto coscienza, Salto nel vuoto, e molti altri.
Per me, Frank Herbert era il vertice di ciò che dev'essere la fantascienza: stimolante per la mente, ambiziosa, epica, approfondita e appassionante. Altri romanzi di fantascienza presentano uno o più di questi caratteri, ma solo Dune li presenta tutti. Avevo deciso di diventare scrittore a cinque anni, e a dodici sapevo che avrei voluto scrivere libri come quelli di Frank Herbert.
Durante il college pubblicai alcuni racconti, poi iniziai a scrivere il mio primo romanzo, Resurrection, Inc., una storia complicata ambientata in un futuro in cui i morti vengono riportati in vita per servire i vivi. Era un romanzo pieno di analisi sociali, considerazioni religiose, una folla di personaggi e anche (proprio così) una trama a scatole cinesi.
A quel punto avevo abbastanza titoli per entrare a far parte dell'Unione scrittori di fantascienza d'America e quindi dell'albo dei membri. Ed eccolo lì, proprio davanti ai miei occhi: l'indirizzo di Frank Herbert. Mi ripromisi di fargli avere la primissima copia di Resurrection, Inc., con dedica, naturalmente. Vendetti quasi subito il libro all'editore Signet Books, ma prima della sua pubblicazione, Frank Herbert morì.
Avevo letto con grande avidità Gli eretici di Dune e La rifondazione di Dune, gli ultimi due romanzi della serie di Dune. Herbert aveva costruito una nuova, fenomenale saga nella quale spingeva la tensione al massimo, distruggendo ogni forma di vita su Arrakis e lasciando l'umanità sull'orlo dell'estinzione. La morte di Frank Herbert aveva interrotto la storia a quel punto.
Sapevo che anche suo figlio Brian era uno scrittore, con parecchi romanzi di fantascienza al suo attivo. Attesi, e sperai, che Brian completasse una prima versione manoscritta, o che quanto meno sviluppasse la storia che suo padre aveva lasciato incompiuta. Speravo che un giorno i fedeli lettori di Dune avrebbero avuto il finale, rimasto aperto. Nel frattempo, la mia carriera di scrittore fioriva. Venni nominato per il Premio Bram Stoker e per il Premio Nebula, e due miei thriller vennero acquistati o opzionati da importanti case cinematografiche di Hollywood.
Pur continuando a scrivere romanzi, ebbi anche considerevole successo cimentandomi in universi esistenti, quali quelli di Guerre stellari e di X-Files (per i quali vado matto). Imparai a mettere a punto le regole narrative e i personaggi, come fare ruotare attorno a essi la mia immaginazione e come raccontare storie mie rispettando i limiti e le aspettative dei lettori.
Nella primavera del 1996 passai una settimana nella valle della Morte, in California, che è da sempre uno dei miei posti preferiti per scrivere. Un giorno feci un'escursione in un lontano canyon isolato, immerso nei miei pensieri che dettavo al registratore. Dopo circa un'ora di cammino mi resi conto di aver preso la pista sbagliata e mi preparai a percorrere parecchie miglia in più per tornare alla mia macchina. Durante quella camminata inaspettatamente lunga, nello scenario splendido e selvaggio del deserto, i miei pensieri andarono a Dune.
Erano passati dieci anni dalla morte di Frank Herbert e mi ero rassegnato al finale aperto. Tuttavia, avrei voluto sapere come sarebbe andata a finire... a costo di pensarci io stesso!
Non avevo mai incontrato Brian Herbert, per cui non avevo alcuna ragione di aspettarmi che avrebbe preso in considerazione la mia proposta. Ma Dune era il mio romanzo di fantascienza preferito e non c'era nulla su cui avrei lavorato più volentieri. In fondo, non avevo nulla da perdere a chiedere...
Brian e io ci auguriamo che vi siate appassionati a ritrovare l'universo di Dune visto attraverso i nostri occhi. È stato un onore immenso esplorare le migliaia di note originali lasciate da Frank Herbert. Dalla sua ricerca, dalla sua immaginazione, dalla sua vita siamo stati in grado di ricreare quei vividi regni.
Dopo tanti anni, continuo a trovare Dune eccitante e appassionante come la primissima volta che lo lessi.
Kevin J. Anderson

 

( il testo di cui sopra è la postfazione presente in tutti e tre i volumi della trilogia del "Preludio a Dune" di Brian Herbert e K.J.Anderson )