Postfazione di Brian Herbert

Per oltre dieci anni si è parlato della possibilità che io scrivessi un altro romanzo ambientato nell'universo che mio padre creò con Dune, un seguito alla Rifondazione di Dune, sesto romanzo della serie. Avevo pubblicato con successo svariati romanzi di fantascienza, ma non ero sicuro di voler affrontare una sfida tanto immensa e impressionante.
Dopotutto, il ciclo di Dune è un opus magnum che si erge come uno dei più complessi e strutturati romanzi mai scritti. Versione moderna del mito del tesoro del drago, Dune è la storia dei mostruosi vermi delle sabbie, guardiani del tesoro rappresentato dal melange. Come storia, è una magnifica perla i cui strati di splendore si susseguono dalla superficie al nucleo.
Nel 1986, anno della sua prematura scomparsa, mio padre aveva cominciato a pensare a un romanzo dal titolo provvisorio Dune 7, un progetto che aveva venduto alla Berkeley Books, ma del quale non esistevano né appunti né scalette. Mio padre e io avevamo parlato in termini generici di una nostra possibile collaborazione a un futuro romanzo della serie, senza però decidere una data d'inizio o parlare di dettagli narrativi. Questo ipotetico romanzo sarebbe stato successivo a Dune 7 e ad altri suoi progetti.
Negli anni che seguirono, pensai molto alla serie rimasta incompiuta, soprattutto dopo aver terminato di scrivere la sua biografia, Dreamer of Dune, un lavoro che aveva richiesto molto tempo e nel quale mi ero sforzato di analizzare sia l'uomo, così complesso ed enigmatico, sia le origini e i temi della serie di Dune.
Dopo lunghe riflessioni, mi convinsi che sarebbe stato affascinante scrivere un libro basato sugli eventi che mio padre aveva descritto in maniera così coinvolgente nell"'Appendice" a Dune, un romanzo che tornasse indietro di circa diecimila anni, all'epoca della jihad Butleriana, la leggendaria Grande Rivolta contro le macchine pensanti. Era stata un'epoca mitica in un universo ugualmente mitico, un tempo in cui aveva preso forma la maggior parte delle grandi scuole: le Bene Gesserit, i mentat e i maestri delle Lame.
Quando si seppe della mia intenzione, fui avvicinato da importanti scrittori che mi offrirono la loro collaborazione. Ma nel discutere con loro idee e concetti, non riuscivo a definire chiaramente il progetto. Erano tutti eccellenti scrittori, ma non si sviluppò con nessuno di loro la sinergia necessaria per dare il via a una simile monumentale impresa. Così perseguii altri progetti, lasciando nel cassetto il più impegnativo.
Oltretutto, nel quinto e nel sesto romanzo della serie, mio padre aveva provocatoriamente lasciato aperte molte porte narrative e aveva scritto la "Postfazione" della Rifondazione di Dune, una splendida dedica alla mia defunta madre, Beverly Herbert, sua moglie per quasi quattro decenni. Erano stati una magnifica squadra, con lei che eseguiva il controllo redazionale sul lavoro del marito e faceva da cassa di risonanza alla sua prorompente immaginazione. Così, visto che entrambi non c'erano più, non mettere mano al progetto mi parve la conclusione più logica.
C'era un unico problema: un signore di nome Ed Kramer che continuava a soffiarmi sul collo. Affermato editor e organizzatore di convegni di fantascienza e di fantasy, voleva un'antologia di racconti ambientati nell'universo di Dune, scritti da celebri autori. Riuscì a convincermi che sarebbe stato un progetto significativo e interessante, e parlammo di un lavoro in comune. Non definimmo tutti i dettagli perché si trattava di un progetto di notevole complessità, sia dal punto di vista legale sia da quello artistico.
Mentre avveniva tutto questo, Ed mi disse di aver ricevuto una lettera da Kevin j. Anderson, autore di numerosi bestseller, che era stato invitato a contribuire all'antologia. Kevin suggeriva quella che lui stesso definiva "un'ipotesi azzardata": lavorare, cioè, su un vero e proprio romanzo, possibilmente un seguito della Rifondazione di Dune. L'entusiasmo di Kevin per l'universo di Dune saltava fuori da ogni singola parola della sua lettera. Eppure, io rinviai la risposta per oltre un mese perché non sapevo bene che cosa dirgli. Kevin era un autore di indubbie e provate capacità, ma io esitavo. Per me, si trattava di una decisione impegnativa.
A quel punto, infatti, volevo immergermi nel progetto di scrivere un romanzo che fosse fedele alla serie originaria. Assieme al Signore degli anelli, di J.R.R. Tolkien, e a pochissime altre opere, Dune era uno dei più grandi traguardi creativi di tutti i tempi e, forse, il maggiore esempio di costruzione di un mondo fantastico della storia della letteratura. Nel nome di mio padre, non potevo scegliere l'uomo sbagliato. Pertanto lessi tutto ciò su cui potei mettere le mani del lavoro di Kevin, e lo passai al setaccio. Ben presto mi apparve chiaro che era uno scrittore brillante e che la sua fama era ben meritata. Decisi di telefonargli.
Entrammo in sintonia quasi dal primo momento, a livello sia personale sia professionale. Tra di noi si stabilì una corrente d'energia, un flusso di idee dal quale la serie avrebbe tratto beneficio. Ottenuto il consenso della mia famiglia, Kevin e io decidemmo di scrivere un "preludio", ma non ambientato in tempi remoti, bensì solo trenta o quarant'anni prima dell'inizio di Dune, all'epoca della storia d'amore tra i genitori di Paul Atreides, dell'invio su Arrakis del planetologo Pardot Kynes, della distruttiva rivalità fra gli Atreides e gli Harkonnen, e di tante altre cose ancora.
Prima di scrivere una scaletta dettagliata, Kevin e io ci preparammo leggendo i sei romanzi di Dune scritti da mio padre e io mi impegnai a compilare un'imponente Dune Concordance, un'enciclopedia di tutti i personaggi, i luoghi e le meraviglie dell'universo di Dune.
Per noi era di primaria importanza determinare in quale direzione mio padre si stava muovendo per la conclusione della serie. Era chiaro che in Dune 7 stava costruendo qualcosa di assai rilevante, ma anche assai enigmatico. Non c'erano appunti o indizi, solo un mio ricordo: poco prima della sua morte, mio padre sottolineava con un evidenziatore giallo le copie delle edizioni economiche degli Eretici di Dune e della Rifondazione di Dune, ma nessuno aveva idea di dove fossero finite quelle copie.
Agli inizi del maggio 1997, quando finalmente incontrai Kevin J. Anderson e sua moglie, la scrittrice Rebecca Moesta, nuove idee cominciarono a uscire dalla nostra mente a getto continuo. In una vera e propria frenesia, le annotavamo oppure le registravamo su nastro. Da quelle note, cominciarono a prendere forma gli scenari. L'enigma però restava: dove stava andando mio padre con la serie?
Nei suoi due ultimi libri, Gli eretici di Dune e La rifondazione di Dune, aveva introdotto una nuova minaccia, le infami Madri onorate, che stavano devastando gran parte della galassia. Alla fine della Rifondazione di Dune, i protagonisti erano con le spalle al muro, pressoché sconfitti... Ma poi il lettore apprendeva che le stesse Madri onorate si stavano ritirando di fronte a una minaccia ancora più grave e misteriosa, un pericolo che si avvicinava ai protagonisti della storia, quasi tutte reverende madri Bene Gesserit.
Meno di due settimane dopo quell'incontro, ricevetti una telefonata dall'avvocato che si occupava dell'eredità dei miei genitori. M'informò che in un sobborgo di Seattle erano state scoperte due cassette di sicurezza appartenenti a Frank Herbert delle quali nessuno di noi sospettava l'esistenza. Andai alla banca e, in un'atmosfera di crescente aspettativa, le cassette vennero aperte.
Contenevano carte e vecchi floppy-disk con dettagliati appunti per l'inedito Dune 7, il seguito a lungo atteso della Rifondazione di Dune! A quel punto, Kevin e io sapevamo con precisione dove stava andando Frank Herbert con la sua saga, e questo ci permise di intrecciare gli eventi del nostro "preludio" proprio in vista del futuro gran finale della serie.
Ci dedicammo con rinnovato entusiasmo al compito di stendere una proposta da mostrare agli editori. Per quell'estate io e mia moglie avevamo in programma, da molto tempo, un viaggio in Europa, per l'anniversario di matrimonio. Tuttavia portai con me un nuovo computer portatile e una piccolissima stampante, e per tutta l'estate Kevin e io ci scambiammo pacchi via Federai Express.
Al rientro negli Stati Uniti poco prima dell'autunno,.avevamo una proposta di trilogia lunga centoquarantun pagine, la più consistente che sia lui sia io avessimo mai messo assieme. Il mio progetto parallelo, Dune Concordance, era ancora a metà strada, e avrebbe richiesto mesi di intenso lavoro prima che fosse finito.
Mentre aspettavamo di vedere se un editore si sarebbe mostrato interessato, mi tornarono alla mente le volte in cui avevo scritto assieme a mio padre e i miei primi romanzi degli anni Ottanta, che avevano ricevuto la sua affettuosa attenzione e i suoi attenti suggerimenti. Per questo nuovo, enorme progetto di "preludio", sapevo che avrei avuto bisogno di tutto quello che avevo imparato da lui, e anche di più.
Brian Herbert

 

( il testo di cui sopra è la postfazione presente in tutti e tre i volumi della trilogia del "Preludio a Dune" di Brian Herbert e K.J.Anderson )